Archivi categoria: Simboli D’Autore

Icaro

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Foto a cura di E. Del Grosso dal titolo: “Icaro”

Emy infinitoLa rappresentazione di Icaro, il figlio di Dedalo, che nel mito del Minotauro per fuggire dal labirinto vola sopra il mare con ali di penne d’uccello e cera. Il mito racconta che Icaro, volendo volare troppo in alto, si avvicina al sole tanto da fondere la cera che teneva incollate le ali per poi precipitare in acqua. Dalla mitologia greca l’episodio di Icaro è stato continuamente ripreso da moltissimi artisti di differenti epoche e correnti per la sua umanità.
Il volo di una farfalla, di psiche che pur essendo fragile  e sola si erge sopra la folla, sopra la cultura, fin sopra la razionalità.. Come rischiando un “tutto per tutto” per sentirsi libera verso l’infinito, verso l’ignoto e forse anche verso qualcosa di “al di là” di questo. La trama emotiva di questa visione sembra essere melanconica e opaca, come se lo sforzo di ergersi al di sopra della società sia uno sforzo sovraumano che trascende logica e razionalità. Il grigiore violaceo che fa da lente di osservazione incrementa il senso del mistero e della speranza di volare, anche soli contro… o verso la natura stessa: la semplicità “grezza” delle cose riportandoci in uno stato di naturale violenza della vita senza restrizioni sociali.

La domanda che sorge spontanea è: Quale sarà il prezzo di questo sforzo e di questo discostamento di trascendenza? Forse la risposta risiede nel mito di Icaro precipitando, infatti, ci fa intendere che forse esiste un unico modo per abbracciare l’infinito “oltre la natura”. Al centro della foto si staglia il sole grande luminoso anche se coperto da un pò di foschia… Il sole simboleggia la forza, l’inventiva dell’Io, la razionalità; forse lo stesso Icaro ha tentato una strada erronea per raggiungere i misteri dell’infinito, cercando di aggirare l’ostacolo dell’aria attraverso delle ali costruite di razionalità.. Tutto questo rappresenta una grande provocazione insita nell’abbandono dei sensi concreti abbracciando i misteri della trascendenza attraverso la sola forza della natura, si fragile come una farfalla ma anche sublime come una poesia..

analisi tratta dal pensiero dell'autore a cura di: Fabio Gardelli
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Nietzsche

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Foto a cura di E. Del Grosso dal titolo: “Nietzsche”

Un omaggio al grande filosofo NiNietscheetzsche che a più riprese ha dibattuto sul rapporto esistente fra istinto e ragione. Infatti in quest’opera appare un cavallo che con timidezza si sporge oltre l’uscio, coperto per oltre la metà del suo corpo da una tenda. Il cavallo simboleggia l’istinto, la forza pulsionale in fermento opposta alla razionalità umana che è rappresentata dalla casa.  Infatti lo si vede titubante sull’uscio, ma comunque calmo e sicuro. In questo caso può rappresentare un intermediario fra uomo e natura, ponendo il suo sguardo oltre la tenda, come fosse il “velo di Maya” che delimita ciò che si percepisce come reale.. dalla realtà stessa. Una delicata irruzione della pulsione nella realtà percepita, portando con se la conoscenza della natura che sta “al di fuori” della nostra realtà. La dialettica fra gli opposti riprende la contrapposizione fra Apollo, portatore di luce, scienza e Dioniso che rappresenta il suo opposto, cioè l’energia naturale. Gli elementi rappresentati da questa grande contrapposizione non potranno mai essere riconciliati e fondersi in un unico principio, ma a volte l’uno può fare capolino nell’altro donando nuova vita e nuova energia.

analisi tratta dal pensiero dell'autore a cura di: Fabio Gardelli

Simboli D’Autore

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Categoria sperimentale: Simboli D’Autore

Sezione:  Arte su tela

In questa sezione verranno esposte alcune opere pittoriche di autori famosi e attraverso un’amplificazione simbolica verranno discussa l’opera. L’empatia è una capacità che non interessa soltanto il mondo emozionale ma riguarda tutto ciò che vediamo, l’evocazione interiore di un opera artistica suscita in ognuno di noi emozioni e sensazioni; qui cercheremo di tradurre in parole tutto ciò, non per snaturarlo ma per arricchire con la propria interiorità. Uno dei primi usi della parola empatia risale al sentimento suscitato dalle opere d’arte nel pubblico, ecco perchè l’arte e ‘estetica sono ottimi banchi di prova per allenare la nostra sensibilità.

GLi autori principalmente trattati saranno Salvador Dalì, CLaude Monet, Vincent van Gogh, Maurits Cornelius Escher, Renè Magritte.

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Sezione: Fotografia

In questa categoria, un caro amico e socio ci condurrà con le sue “lenti” attraverso intinerari simbolici fuori dall’ordinario. Accompagnando da una breve narrazione simbolica ci aprirà il nostro sguardo alla fantasia e all’immaginazione. In questo percorso poniamo attenzione ai colori, ai luoghi, ai punti di vista e immaginiamo di essere anche noi per un momento dietro l’obiettivo e percepiamo con empatia ciò che l’autore voelva trasmettere in quell’attimo passato che attraverso un emozione resterà sempre presente.

sezione fotografia a cura di:     Emiliano Del Grosso      

La persistenza della memoria

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Salvador Dalì – “La persistenza della memoria” 1931

Passato, presente e futuro sono entità astratte, pure convenzioni determinate dal razionalismo illuminista. Infatti Dalì in questa raffigurazione trasmette il relativismopersistenza-della-memoria_persistence-of-memory temporale. Baumann parla di società liquida e allo stesso modo Dalì trasmette questo liquefarsi del tempo che diviene un surrogato della “realtà” che non è fatta di regole rigide, di costrutti teorici o di misurazioni convenzionali, bensì la realtà è cosi come ci appare, dal punto di vista fenomenologico cioè delle nostre esperienze conscie.  Qui vediamo il tempo, quello comune a tutti prescritto dagli orologici, che ne sono il simbolo, liquefarsi al sole in un deserto come se l’ora fosse reale soltanto per se stessa, quindi soggettiva e realativa. Sullo sfondo si intravede dell’azzurro mare come se al di là di questo deserto esistesse della vita oltre, una nuova nascita, un nuovo inizio oltre la convenzione sociale che ci costringe in una morsa del fai in fretta e della scadenza. L’unica persistenza della realtà è quella soggettiva, quella della memoria e del sogno. Nella memoria persistente passato, presente e futuro si sgretolano fondendosi nella coscienza in un unica percezione immanente. Evocativo di tempo infinito, di un esistenza ultraterrena e di una lotta contro il razionalismo disperato che etichetta l’uomo stesso come fosse una macchina che agisce e reagisce secondo regole predeterminate. Invece forse “al di là” del tempo, “al di là” delle percezioni esiste altro, un altro, forse, pieno di luce.

F. Gardelli