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Una rubrica con articoli per chi si vuole avvicinare al mondo della psicologia.

L’evoluzione della pedofila: quando i predatori diventano uomini

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Dott.ssa Nicolina Capuano

ABSTRACT:

Il DSM cinque definisce pedofili coloro che rispondono a questi tre criteri: persone, aventi più di 16 anni d’età, per le quali i bambini/e al di sotto dei 13 anni costituiscono l’oggetto sessuale preferenziale o unico e occorre che il sintomo persista in modo continuativo per almeno 6 mesi. Il soggetto ha messo in atto queste fantasie sessuali, oppure questi desideri sessuali causano marcati disagi interpersonali. Non si considera pedofilia nel caso in cui la differenza di età tra gli individui sia minore di circa 5 anni. Per motivare il collegamento tra cannibalismo, neotenia e pedofilia, si è indagato come il cannibalismo stesso sia legato anche allo sviluppo delle psicopatologie e più in generale in che modo tutte le psicopatologie siano accomunate da un carattere evolutivo improntato su comportamenti predatori e persecutori.

Introduzione

La curiosa scelta di osservare la pedofilia da un punto di vista evoluzionistico, è nata attraverso lo studio delle strategie sessuali e delle leggi che regolano l’attrazione negli animali e nella specie umana. In particolare è stata affascinate la lettura di uno studio effettuato da Kenrick rispetto alla scelta del proprio partner: questo esperimento mette in relazione l’età cronologica con la scelta del compagno. Nelle preferenze maschili resta un fattore cruciale la giovane età della donna, ovvero più sono giovani e più risultano attraenti. La domanda successiva che i ricercatori si sono posti è la seguentAAAAe: come mai questa netta relazione tra giovinezza e preferenza sessuale, sarà perché le donne più giovani si dimostrano in salute? O forse perché sono più belle?
Nessuna delle precedenti è la soluzione al nostro dilemma, la soluzione consiste invece nella relazione tra giovinezza e fecondità.

A livello evolutivo è un dato vincente scegliere una donna più giovane, poiché si ha più probabilità di procreare e permettere alla specie di proseguire il suo cammino. Arrivati a questo punto, ci si è a lungo interrogati sul meccanismo che favorisce nella specie umana la conservazione di caratteri giovanili per molto più tempo rispetto alle altre specie viventi. La risposta è racchiusa nel concetto di neotenia: “la tendenza alla gioventù”; il termine scientifico designa una permanenza nella forma e nelle funzioni degli organismi viventi adulti di aspetti immaturi dello sviluppo: una sorta di sindrome di Peter Pan biologica. La neotenia è una caratteristica evolutiva che noi esseri umani abbiamo acquisito dai nostri progenitori anfibi, in particolare l’Axolotl, un tipo di salamandra che non subisce la metamorfosi verso la fase adulta, ma continua a vivere in acqua con sembianze di larva e contemporaneamente sviluppa i caratteri sessuali, quindi è in grado di riprodursi. Come mai la neotenia è stata reputata dall’evoluzione un processo vincente? Solamente perché è un indice di maggior fecondità?

Eziologia

La neotenia rappresenta una prematurazione sessuale della prole, che precede la conclusione dello sviluppo psicofisico. La suddetta ipotesi prende spunto dal dato della spiccata pre-maturazione sessuale che investe, attorno agli undici-dodici anni,aaaqa i giovani della nostra specie, a fronte della continuazione per almeno altri sei-sette anni dello sviluppo psico-fisico. Ma quando si manifesta l’avvento della neotenia nella nostra specie? Secondo diverse teorie elaborate dal Dottor Volfango Lusetti è possibile supporre che la prematurazione sessuale neotenica specifica dell’uomo sia servita alla prole della nostra specie per arginare sessualmente la predazione cannibalica paterna, che in anni assai remoti era uno dei gravi problemi della mortalità infantile. Con la neotenia, dunque, forse la prole si rese disponibile a fornire una prestazione sessuale al maschio cannibalico, in cambio della propria sopravvivenza. Attraverso la neotenia, dunque, la predazione cannibalica maschile verso la prole si trasformò in una forma di predazione sessuale. “Nacquero a questo punto, come evoluzione “secondaria” del cannibalismo (cannibalismo che potremmo a questo punto definire, in termini psicopatologici, “psicopatia primaria”), la pedofilia e le perversioni sessuali sado-masochistiche; ed in queste ultime la difesa sessuale dal cannibalismo acquisì il suo corrispettivo di piacere sessuale, sia nella preda (masochismo) che nel predatore (sadismo)” (Cannibalismo e Evoluzione Dr. Volfango Lusetti)

In questa cornice possiamo leggere il disturbo da pedofilia, nato inizialmente per garantire la sopravvivenza alla prole, come una rimanenza di un “iper-evoluzione”, ovvero della conservazione di un tratto vestigiale, il cui comportamento oggi è non solo inutile ma dannoso e portatore di sofferenza per le sue vittime. Credo sia interessante cogliere, se c’è davvero, una relazione tra l’evoluzione, lo sviluppo della pedofilia e i processi che ne hanno veicolato l’unione, ai fini di trovare risposte che ancora non si possiedono. Come sappiamo la pedofilia è una patologia che nel 95% di casi vede il pedofilo non avere remissione, o almeno avere ancora ricadute. Oltre a questo dato, più del 90% di essi è completamente egosintonico (il pedofilo non crede di avere un problema) e anche se sottoposto a cure forzate, tutte le terapie esistenti non risultano essere efficaci. Anche la castrazione chimica si rivela inefficace proprio perché possiamo anche essere onnipotenti sulla biochimica umana, ma non sulla produzione di fantasie, soprattutto quelle sessuali. Ritengo che essendo un campo inesplorato dal successo scientifico, si debbano provare nuove strade per difendere i bambini e i preadolescenti; cccuno dei sentieri, oltre alla prevenzione, è cercare nuovi percorsi che possano aiutarci a comprendere in primis la pedofilia, la sua genesi e mantenimento e in secondo luogo a trovarne una cura adeguata che possa permettere di sconfiggere la sofferenza che tale patologia crea intorno al suo raggio d’azione.

Conclusioni

L’intento di questo scritto è quello di capire la relazione tra neotenia e pedofilia, se è presente un fattore scatenante e a cosa è dovuta questa iper-evoluzione. La motivazione che mi ha spinto a fare un lavoro sulla tematica della pedofilia, è cercare di porre rimedio alle minacce verso l’infanzia, trovare una soluzione efficace per trattare la pedofilia e ridurre significativamente la quantità di abusi sessuali purtroppo ancora presenti.

 Bibliografia

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  • Ecologia dello sviluppo umano, U. Bronfenbrenner, Il Mulino, Bologna, 1986.
  • Famiglie e terapia della famiglia, S. Minuchin, Astrolabio, Roma, 1976.
  • Il cannibalismo e la nascita della coscienza, V. Lusetti, Armando, Milano, 2008.
  • Il contagio emotivo, Cacioppo e Rapson, San paolo, Torino, 1997. · Il linguaggio del corpo, A. Lowen, Feltrinelli editore, Milano, 2005.
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  • Le psicoterapie, teorie e modelli di intervento, Gabbard O. Glen, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2010.
  • Le terapie immaginative, C. Widmann, Edizioni scientifiche Ma.Gi srl, Roma, 2004.
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  • L’orgasmo, K. Goldstein, Zone Books, NY, 2000.
  • L’origine della specie, C. Darwin, Newton, Milano, 2010. Giunti editore s.p.a, 2001.
  • Manuale di psicologia dello sviluppo, A. Fonzi, Milano, 2001.
  • On origin of species by means of natural Selection, C. Darwin, traduzione italiana di Celso Balducci, L’origine della specie, New Compton Editori, Roma, 2007.
  • Pedofilia in rosa, L. Petrone E. Lambeti, Edizioni Magi, Roma, 2011.
  • Pensare la pornografia, O. Ruwen, Isbn edizioni, Milano, 2005.
  • Psicologia clinica, J. Hansell, Zanichelli, Milano, 2000.
  • Psicopatologia e clinica psichiatrica, G. Cassano, UTET s.p.a Divisione Scienze Mediche, Torino, 2008. · Sessuologia, assesment, consulenza e terapia, L. Boccadoro, edizioni simple, Macerata, 2011.
  • Pedofilia non chiamatelo amore, M. Maggi M. Picozzi, Guerini e associati, Roma, 2003.
  • Rivista di psicologia analitica, nuova serie n 10, biblioteca di Vivarium, 62/2000.
  • Sessuologia Medica, E. Jannini, Lenzi, Maggi, ElsevierMasson, Milano 2007.
  • Sviluppo affettivo e ambiente, W. Winnicott, Armando Editore, Roma, 2001.
  • Trattato di psicologia della personalità, A. Carotenuto, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1991.
  • Tre saggi sulla teoria sessuale, S. Freud, Bollati Boringhieri, Torino, 2003. · Viaggio nel silenzio, L. Gaito, Chiarelettere, Milano, 2008.

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Droga: piaga dell’uomo artificiale

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Parlare di droga non è semplice, la sua definizione non può far capo ad un mero riferimento o ad una univoca sentenza. La semplice definizione intende per droghe tutte quelle sostanze naturali e artificiali contenenti un principio attivo capace di alterare funzioni fisiche, biochimiche e/o psicologiche; all’interno di questa frase ovviamente non sono incluse solamente quelle sostanze stupefacenti illegali, ma rientrano i farmaci, (tanto che nella lingua inglese farmaco è tradotto con il termine DROUG), gli alcolici, il cibo che mangiamo e anche l’aria che respiriamo. Dico questo perchè ogni cosa entri in contatto con il nostro organismo consta di principi attivi che hanno la capacità di esercitare delle modificazioni bio-chimiche e di svariata natura su di noi. Quindi per poter parlare di droga dobbiamo come premessa dimenticarci che si fa riferimento solamente a sostanze da sballo. tutto ciò che ci circonda è droga, se mangiamo troppe ostriche rischieremo di stare male, se prendiamo farmaci con modalità poco consone rischieremo di avere effetti indesiderati e se alziamo troppo il gomito il nostro corpo starà male. Ma nessuno ha mai reso illegale mangiare troppo, o la vendita di farmaci. La prospettiva quindi che vorrei adottare per parlare delle droghe è legata al concetto di dipendenza: essere chiusi in un vicolo cieco senza la possibilità di scegliere, solo la sostanza decide per te, all’interno di questa cornice il principio attivo delle droghe diventa problematica personale e sociale. Ovviamente è da chiarire che ci sono droghe che hanno la capacità di sviluppare una dipendenza immediata, basti pensare all’eroina o agli psicofarmaci piuttosto che alla cocaina. Quindi per definizione con il termine di droghe intenderemo da adesso in poi tutte quelle sostanze capaci di sviluppare una dipendenza psico-fisica del soggetto e che oltre a ciò hanno una potenza tossica sul nostro organismo a più livelli: fisiologica, sociale, relazionale e psicologica. Una classificazione delle diverse droghe può essere fatta in base ai loro effetti: 

Stimolanti: anfetamine, cocaina, fenmetrazina, metilfeneidato; i sintomi da intossicazione di esse sono tachicardia, iperpilessia, sudorazione, secchezza, delirio, allucinazioni ecc, mentre i sintomi di astinenza sono depressione, astenia, ipersonnia ecc.

Sedativi del sistema nervoso centrale: barbiturici, ipnotici, tranquillanti, alcool etilico.

Oppiacei naturali e sintetici: oppio, metadone, eroina.

Allucinogeni: LSD, mescalina.

-Cannabinoidi: cannabis

-Droghe legali:Tabacco (nicotina), Alcool, Farmaci. 

Riporto anche la classificazione delle droghe dalla più dannosa, in base al danno fisico, danno sociale e grado di dipendenza:

Alcol e tabacco tra le dieci sostanze più nocive. Più nocive di cannabis, Lsd ed ecstasy. Almeno così conclude uno studio condotto dal professor David Nutt dell’Università di Bristol e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica the lancet. Da non sottovalutare il terzo posto dei barbiturici, specifici farmaci utilizzati per la cura di epilessia, di insonnia ansia depressione e come anestetici. La riflessione che sorge spontanea è di una revisione del concetto di droghe: il dito puntato contro o la commiserazione di coloro che vengono definiti ufficialmente tossicodipendenti perchè fanno uso di droghe illegali è un bias culturale, rientrano invece nell’etichetta di tossicodipendenti tutti coloro che non hanno il controllo di qualsiasi sostanza legale o meno che causa dipendenza, reazioni tossiche a livello fisiologico o sociale o psichico. Mi fermerei a riflettere sul significato delle tossicodipendenze, ogni sostanza ingerita che esula dal controllo della nostra volontà testimonia il bisogno di compensare un vuoto, qualsiasi sia la sua natura. Mi piaceva concludere con una frase che ho avuto il piacere di leggere su Scienza dell’amore di E. Jannini che afferma: “Tutte le droghe artificiali, però, finiscono sempre per avere un forte impatto psicologico negativo: bisogna ricordare, invece, che il nostro cervello sa produrre da solo al momento opportuno, le droghe giuste. Si chiamano sentimenti: l’orgasmo è la nostra eroina, la curiosità la nostra cocaina, l’innamoramento il nostro Lsd, l’amicizia la nostra ecstasy e la passione la nostra marijuana”.

                                                                                                           dott.ssa Nicolina Capuano

Il disturbo specifico di apprendimento: DSA

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modelli_dsaCos’è il disturbo specifico di apprendimento?  Sono dei disturbi, appunto dell’apprendimento che comportano una difficoltà nell’autosufficienza scolastica poiché tali problematiche sono inerenti le attività di trasmissione culturale: lettura, scrittura e calcoli. E’ detto “disturbo specifico” in quanto non comporta alcuna interazione con altre capacità dell’individuo quali: livello intellettivo (che risulta essere nella norma), capacità fisiche, mentali e anche la capacità di imparare. Infatti l’attività che ne risulta più compromessa è proprio quella scolastica. Per questo motivo gli screening sono fatti per lo più a scuola che rappresenta il luogo d’elezione in cui appaiono evidenti tali problematiche. I DSA più comuni sono: dislessia, discalculia, disortografia, disgrafia e disturbo specifico della compitazione.

Bambini  con D.S.A. inseriti in una classe di 20/25 alunni con altre caratteristiche devono essere messi in condizioni di raggiungere le competenze adeguate in relazione alle diverse variabili componenti il gruppo della classe. Per i  bambini affetti da D.S.A inseriti in un contesto di rieducazione individuale, il progetto terapeutico deve considerare tutte le variabili intervenienti nell’interazione, e deve garantire il raggiungimento delle competenze adeguate in relazione alle caratteristiche personali.

Quali sono le potenzialità del’apprendimento e come funziona?  Con l’apprendimento si ha la modificazione del  comportamento che si basa sull’esperienza, quindi l’apprendimento è un processo estremamente legato all’esperienza. Dal punto di vista psicologico, l’apprendimento è una funzione dell’adattamento nel comportamento di un individuo, che è il risultato di una esperienza. L’apprendimento influisce sulle connessioni neurali e strutture cerebrali, è un processo attivo di acquisizione di comportamenti stabili in funzione dell’adattamento delle connessioni neurali dovuti a stimoli esterni o interni. L’apprendimento implica cambiamenti funzionali e strutturali e può avvenire in qualsiasi età. Esso produce l’ampliamento delle aree corticali riguardanti strutture coinvolte nell’apprendimento di un determinato compito.

L’allenamento e la corretta esecuzione di un determinato compito modificano il sistema nervoso centrale al fine di ottimizzarlo, ma un esercizio improprio induce cambiamenti neurali in senso disorganizzativo e dannoso. Il nostro cervello è formato da neuroni che comunicano fra di loro con un segnale elettrico che si chiama potenziale d’azione, ogni neurone è un elemento di elaborazione . Il cervello crea in continuazione nuove connessioni sinaptiche in risposta alle stimolazioni che riceve dall’ambiente sia esterno che interno, rafforzando inoltre le sinapsi pre-esistenti. Il rimodellamento delle connessioni tra neuroni  (sinapsi) lungo le vie nervose cerebrali costituisce la base per l’apprendimento e per la memoria. Il nostro cervello ha la proprietà di essere plastico e riesce ad adattarsi alle pressioni ambientali, ai cambiamenti, e all’esperienza. La plasticità è il meccanismo per lo sviluppo e l’apprendimento delle abilità cognitive,  ma anche causa di patologia.

L’attività didattica consiste nell’uso sistemico di istruzioni ed esperienze strutturate per manipolare il funzionamento del sistema cognitivo al fine di migliorare la qualità e la quantità del processamento cognitivo in un dominio particolare e aggiungere nuovi  apprendimenti. I cambiamenti  nel sistema nervoso  sono fisici e l’apprendimento ci permette di adattarci all’ambiente, l’apprendimento richiede interazioni tra sistema sensoriale, motorio e mnestico. E’ quindi importante comprendere i meccanismi cognitivi che sottendono all’apprendimento. La conoscenza  dei processi che si attivano con l’insegnamento e che  portano all’apprendimento può garantire progetti educativi per il raggiungimento degli  obiettivi educativi per alunni di ogni età e per ogni caratteristica.

                                                                              APPRENDIMENTO

                                ESPLICITO (o Dichiarativo)                         IMPLICITO (o Procedurale)

                               Apprendimento Scolastico                                    Locomozione e linguaggio

 

Altri fattori importanti che riguardano un equilibrata terapia volta alla risoluzione di DSA sono i fattori psicologici, sociali e relazionali. Infatti una condizione essenziale ad ogni apprendimento è la rete di relazioni che si costruiscono,  l’organizzazione delle attività, degli spazi e dei materiali. Quando si ha un alunno con DSA bisognerebbe rivolgere su questi aspetti  per evitare di trasformare in sofferenza il percorso scolastico: dare fiducia, valorizzare le abilità proprie di ciascuno, predisporre al meglio spazi e strumenti sono azioni che dovrebbero comunemente far parte del ruolo dell’insegnante, in presenza di DSA esse rivestono un ruolo davvero fondamentale.

L’autonomia nello svolgimento delle attività scolastiche, dovrebbe essere l’obiettivo primario di genitori ed insegnanti. Dal punto di vista di un giovane con DSA. L’autonomia è spesso raggiungibile a costi elevati in termini di vissuto emotivo. Consapevolezza e collaborazione tra famiglia, scuola e comunità sono le variabili che più consentono di sostenere emotivamente e praticamente il percorso scolastico, ma essenziale risulta essere il clima che si crea all’interno della classe, con i compagni di scuola. E’ compito degli insegnanti favorire e promuovere una classe cooperativa ed inclusiva dedicando del tempo alla costruzione di relazioni significative e non giudicanti, alla valorizzazione dei diversi stili di apprendimento e della diversità in generale. Talvolta si fanno laboratori di rieducazione scolastica e percorsi formativi condotti da esperti qualificati volti alla decostruzione dello stigma del “diverso” non solo per problematiche quali i DSA ma anche per molti altri disturbi come l’asma. Inoltre entro la quinta elementare sarebbe opportuno fare degli screening agli alunni per capire precocemente chi ha un DSA; infatti fin dalla terza elementare ci sono opportuni test che riescono a stabilire segni evidenti di DSA, ovviamente colto in età precoce il disturbo dell’apprendimento è estremamente più facile da risolvere.

Dott. Francesco Paolo Vincitorio

Benessere e guarigione: un integrazione simbolica

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Claude_Oscar_Monet

Per leggerlo come pdf clicca QUI benessere e guarigione

A differenza di molte altre professioni, quella dello psicologo e dello psicoterapeuta rappresentano un ambito lavorativo che richiede un grande sviluppo esistenziale ed una notevole cultura di base. Il motivo di tale peso e insito nelle radici e nelle finalità di tale lavoro; la psicologia nel senso ampio del termine e utile a molti scopi, i quali coinvolgono l’individuo e la totalità della sua esistenza. Le tecniche psicoterapeutiche o i manuali clinici, ancor più rappresentano per “l’addetto ai lavori” delle guide e delle mappe sul come osservare il paziente. Viene spesso ripetuto di non categorizzare un cliente, di non etichettarlo attraverso la malattia o la richiesta di cui e portatore; questo risulta una cosa impossibile nei fatti, proprio perché e insito nella cultura stessa, nel linguaggio, nel pensiero trovare e predisporre categorie ed usarle. Ognuno di noi ben presto si troverà davanti ad un paziente, il quale avrà una richiesta di aiuto e ci porrà una domanda a cui noi dovremo rispondere. Cosa utilizzeremo per rispondere a questa domanda?  Le risposte sono immediate per un bravo studente: le evidenze date da trial clinici, test sperimentali, analisi di laboratorio oppure dalla semplice pratica clinica offertaci dalle infinite teorie psicologiche che ci vengono mostrate. Sappiamo anche che la validità e l’attendibilità di uno strumento psicologico ci indurranno a pensare che tale strumento e funzionale allo scopo, cioè e utile per ottenere i risultati sperati. Purtroppo validità e attendibilità, come del resto l’intuizione di eminenti studiosi dell’essere, non ci dicono in che direzione deve andare l’uomo per adempiere al proprio destino esistenziale. Qui si va ad occupare apparentemente lo spazio della mistica e delle religioni, forse e vero ma la finalità operativa della psicologia e inerente al benessere dell’uomo e della società: prevenzione e promozione di benessere; dove in primo luogo ci si interessa di benessere psicologico. Il termine benessere viene utilizzato dall’organizzazione mondiale della sanitaper esprimere il concetto di Salute (OMS 1974).

La definizione più recente e la seguente, inerente lo stato di salute mentale: “[…]benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni.

Con una lettura più attenta, viene da chiedersi: a cosa allude veramente la parola benessere? La funzione dell’uomo rispetto alla società, viene determinata dallo stesso in quanto membro del sistema sociale di cui fa parte; quindi cosa gli impone questa funzione? Cos’e una relazione matura e soddisfacente? Cosa si intende per partecipazione costruttiva? Etc…

Ognuno di questi concetti se sviscerati a fondo arriva al cosiddetto problema di semiosi illimitata, dove un segno diviene interpretante di un altro segno e cosi via in modo interminabile. Infatti non si arriva ad una soluzione definitiva ed univoca, dicendo all’uomo che per essere definito in “salute” deve attenersi a determinati comportamenti normativi. Ci sono forse infiniti modi di esercitare la propria “funzione” nella società, molti dei quali non sembrano affatto rispondere ai requisiti minimi di salute mentale. E comunque la finalità ultima di tutte queste regole e prescrizioni non sappiamo bene dove ci porterà e sicuramente nei prossimi secoli tali definizioni, come anche la carta di Ottawa, verranno modificate e ridefinite. La finalità riguarda un benessere a più ampio spettro, riguarda forse la società in toto ma allo stesso tempo riguarda l’individuo nella sua peculiare specificità, nei suoi pensieri e nelle personali rappresentazioni della realtà stessa. La liberta di pensiero rimane l’ultima possibile spiaggia illimitata a cui l’uomo moderno può attingere, quindi forse e proprio questo il punto essenziale su cui considerare la salute: nell’espressione della propria individualità. Come può procedere avanti per un addetto ai lavori, in un campo cosi caotico senza schemi di riferimento, ne teorie perfettamente dimostrabili e non falsificabili, infatti come ormai sappiamo bene da Popper in poi ogni teoria scientifica per essere definita tale deve poter essere confutata ergo deve essere falsificabile. Come può uno studioso o un clinico, che sia medico, psicologo o psicoterapeuta offrire il proprio contributo alla società?  L’unica risposta verosimile che ho trovato in questi anni e stata quella di smettere di interrogarsi e lasciare che sia la l’intuizione genuina e il buon senso a guidarci. Così le nostre “parti” razionali  troveranno una rassegnata definizione non animista per sentirsi parte dell’energia cosmica che chiamiamo volgarmente esistenza. Successivamente la conclusione a cui sono arrivato e stata che razionalità e il suo opposto vanno integrate e utilizzate insieme per proseguire il proprio cammino esistenziale.

Cercare le radici su cui la storia dell’uomo si sviluppa e soprattutto capire qual’ è la dimensione più verosimile su cui tali cambiamenti possono essere spiegati. Certo mi rendo conto che qualsiasi dimensione di lettura venga utilizzata, anch’essa rappresenta una categorizzazione, quantomeno si dovrebbe cercare di farla apparire una categoria più ampia possibile che abbracci e influenzi psiche, biologia, sociologia, storia, etica e molte altre discipline. L’impresa sembra essere titanica, alla stregua dei calcoli di previsione metereologica, che come sappiamo bene nonostante tutti gli sforzi, rimangono previsioni molto lontane dall’essere certe. Quindi cosa rimane da fare a noi “addetti ai lavori”, di fronte ad una persona che ci mostra in tutta la sua intimità la propria sofferenza? Come possiamo adempiere ad un così arduo compito?

Un’unica ed esaustiva risposta forse è impossibile da trovare, specie cercando nell’austerità di una biblioteca, ma forse una speranza esiste ed è ravvisabile come intuizione nello spirito animistico che permea le nostre radici storiche fin dall’antichità. Non voglio trattare argomenti quali anima, spirito e religione, ma da essi vorrei trarre l’idea dell’unicità dell’essere umano. Infatti secondo molte religioni abbiamo un anima che ci contraddistingue e “abita”. Con questo vorrei riflettere sul fatto che ognuno di noi, al di là della fisiologia e analisi statistica, porta dentro di sé un mistero, una unicità che nella storia è spesso stato etichettato come anima, ma le etichette non servono a spiegare ma soltanto a “contenere”. Il contenuto è ciò che a noi interessa e la domanda che ci dovrebbe interessare ancor di più è come arrivare a questo contenuto ignoto. Forse dovremo “denudarci” davanti alla presenza di una sofferenza, di una richiesta; spogliarci per un attimo da tutti i nostri pregiudizi, le nostre teorie, i nostri dogmi, dalla nostra scienza e ascoltare chi abbiamo di fronte rispettando la sua unicità. Portando fra le mani con cura e delicatezza, l’anima (se cosi ci piace chiamarla) della persona che ha scelto noi come sua guida. Le parole diverranno così note di uno strumento che suona simboli immortali. Infatti nelle metafore, nei simboli, nelle emozioni risiede questo linguaggio unico che ci contraddistingue e ci rede unici. E anche qui, la cura non potrà avvenire se non si cammina con il paziente e si comprende insieme, che la guarigione non è una meta ma un percorso.

Dott. Fabio Gardelli

Cos’è la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL)

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In questo breve articolo vorrei cercare, al meglio delle mie possibilità, di rispondere ad una curiosità che magari avrà colpito alcuni lettori che navigavano sul sito. Leggendo tra le righe nella sezione “Chi siamo” alcuni avranno sicuramente notato la dicitura PNL o magari, nella loro vita di ogni giorno, ne avranno sentito anche solo parlare, essendo una disciplina psicologica e psicoterapeutica che in questi ultimi anni fa molto parlare di sé.

PNL è l’acronimo di Programmazione Neuro-Linguistica ((Neuro-Linguistic Programming o NLP nel linguaggio americano) che nasce negli anni ’70 negli USA dal lavoro di Richard Bandler e John Grinder.

Richard Bandler, ormai sessantenne psicoterapeuta statunitense, laureato sia in filosofia alla Santa Cruz University of California sia in psicologia presso il Lone Mountain College of San Francisco, contribuì alla nascita di questa nuova disciplina nutrendola del pensiero, a quei tempi rivoluzionario, di Fritz Perls, fondatore della terapia Gestaltica, e dei contributi di Milton H. Erickson, padre di un nuovo modello di ipnoterapia che poi prenderà il nome di Ipnosi Clinica Ericksoniana.

John Grinder, settantenne linguista e psicologo statunitense, laureato in psicologia presso la University of San Francisco e successivamente in linguistica presso la San Diego University of California, fu professore proprio di Richard Bandler a Santa Cruz.

In seguito, a partire dai contributi di Fritz Perls, dai contributi di una delle figure spicco in terapia familiare ovvero Virginia Satir, e soprattutto da quelli dello psichiatra e ipnoterapeuta Milton H. Erickson, Bandler e Grinder hanno modellato in maniera innovativa i pensieri di questi autori, pubblicando il loro primo testo dal titolo La struttura della magia (1975, 1976), che costituirà la base della metodologia che è diventata il fondamento della Programmazione Neuro-Linguistica.

Come spesso afferma Robert Dilts, uno dei massimi esponenti di questa disciplina, ciò che si cerca in PNL è “the difference that makes the difference” ovvero qual è la differenza che fa la differenza.

Alla base della PNL c’è infatti il cambiamento dell’individuo, cambiamento inteso verso un’ottica evolutiva e terapeutica.

Richard Bandler e John Grinder teorizzano che il processo di cambiamento si articola in tre fasi:

1)     Individuare lo stato presente della persona o del gruppo

2)     Introdurre le risorse adeguate per portare la persona o il gruppo a raggiungere lo stato desiderato

3)     Raggiungere lo stato desiderato

Tutto ciò è possibile attraverso il riconoscimento di vari punti di forza della terapia PNL ovvero:

1)     Riconoscimento dell’importanza dell’inconscio nei processi di crescita e cambiamento individuali e di gruppo;

2)     Coinvolgimento dell’inconscio attraverso tutti i passi critici di una terapia;

3)     Importanza delle esperienze del passato come fonte di stati di alta performance per essere usate come risorse nel lavoro di cambiamento;

4)     Importanza di esercizi, giochi o attività che permettano l’attivazione delle risorse individuali e dello stato presente della persona.

La terapia PNL mira quindi al raggiungimento del benessere dell’individuo, benessere ovviamente inteso nella sua totalità bio-psico-sociale.

Sperando di essere stato chiaro e di aver risposto ad alcune curiosità, rinnovo i miei saluti a tutti i lettori.

Per qualsiasi dubbio potete contattarci, come sempre.

Dott. Marco Magliozzi